21.10.10

Quale multiculturalismo ha fallito?

Il multiculturalismo - ha detto Angela Merkel- è fallito. È fallita l’idea che gli uomini potessero stare insieme senza una cultura comune che li unisca e senza un criterio del bene e del male che regoli i rapporti fra di loro.

Più che il multiculturalismo è fallito il relativismo etico, cioè la convinzione che il bene ed il male non esistono e che tutte le convinzioni hanno lo stesso valore.
Adesso siamo chiamati a riscoprire due verità. La prima è che ci sono delle verità che valgono per tutti gli uomini, al di là dei confini che separano le diverse culture. Il diritto di una ragazza di scegliersi il proprio marito, per esempio, non è un valore culturalmente limitato da cui alcune culture possono derogare. E’ un diritto umano fondamentale e come tale va riconosciuto e rispettato da tutti. Dobbiamo riscoprire contro il relativismo una idea di diritto naturale.

La seconda verità che dobbiamo riscoprire è che lo spazio pubblico non può essere uno spazio vuoto di valori. Esso è occupato da valori e da segni che li richiamano. Dietro quei segni c’è una storia in cui il valore è diventato vita concreto ed ha dato forma alla vita di una comunità. L’Europa ha una storia umanistica e cristiana. Non è sbagliato avere nello spazio pubblico i segni di quella storia ( a partire dal crocefisso nella scuole). Non dobbiamo vergognateci di quella storia. Non dobbiamo, in nome del rispetto per le convinzioni degli altri, mancare noi di rispetto alla nostra storia, alle nostre convinzioni ed ai nostri valori.

Naturalmente, nel momento in cui vogliamo preservare i nostri valori, non possiamo fare a meno di domandarci quali sono i nostri valori e chi siamo noi. È difficile cancellare la storia cristiana del continente e, contemporaneamente, preservare l’identità culturale del continente. Il problema davanti al quale ci troviamo nasce dalla invadenza degli islamici ma nasce anche dalla prevalenza fra noi di un relativismo etico che non vuole che l’Europa abbia una identità. È stato un errore grave avere rinunciato al tempo della discussione sulla costituzione europea a menzionare nella carta i valori cristiani. Non si riapre il discorso sulla identità cristiana senza rinunciare ad una certa idea di laicità negativa intesa come utopia di una Europa senza identità.

La svolta di Angela Merkel giunge al termine di un ampio dibattito culturale all’interno della DC tedesca. Alcuni pensano che la Germania si vada secolarizzando in misura crescente e che anche il partito si debba secolarizzare, annacquando la sua identità cristiana.
Altri invece pensano che proprio la ricerca di identità tedesca renda quanto mai opportuna la sottolineatura della identità cristiana. Se non si definisce una identità tedesca cristiana è a portata di mano il pericolo di una definizione non culturale ma razziale della medesima identità. Il libro di Thilo Sarrazin, che tante polemiche ha suscitato ma con il quale è d’accordo una maggioranza di tedeschi dice molte amare verità ma il suo difetto è che alla fine la identità tedesca che vuole difendere sembra fondata su di un concetto razziale. Soprattutto in Germania c’è da rabbrividire.
Da tempo si manifesta in Germania (ma anche in quasi tutti gli altri paesi europei) un fenomeno di disaffezione degli elettori verso i partiti democratici cristiani, accusati di essere tiepidi nella difesa dei valori cristiani. Esiste il rischio concreto che si formino, a destra dei democratici cristiani, nuovi partiti segnati dalla difesa della identità cristiana. Questo fenomeno è pericoloso e va contrastato ma non è possibile contrastarlo se non si rinuncia ad una certa subordinazione culturale verso il mito del politicamente corretto e non si comprende che, almeno in un certo senso, è finita l’epoca della secolarizzazione.

È, questo, un tema di cui dovrà occuparsi intensamente, nei prossimi anni, tutto il Partito Popolare Europeo. Del medesimo tema dovrà occuparsi anche la Chiesa Cattolica. Negli anni passati ha avuto molto spazio, soprattutto fra i teologi, l’ideale di un cristianesimo individualista e borghese che perde la sua dimensione comunitaria e popolare e non vuole essere fattore identitario per una comunità locale o nazionale. Proprio attraverso il recupero di questa funzione sociale corre invece oggi il cammino di una nuova evangelizzazione.

Una risposta efficace alla sfida identitaria chiede che si considerino sempre ambedue i fattori che ho indicato all’inizio: l’appartenenza della terra ad una cultura e l’esistenza di un diritto naturale. Il secondo di questi punti ha la funzione di ricordarci che l’altro, l’immigrato, anche lui è un uomo ed ha dei diritti. Viene da noi in cerca di lavoro ma non è solo un paio di braccia, è un essere umano con tutti i diritti che ne conseguono. Possiamo e dobbiamo chiedergli di rispettare i nostri valori ed i nostri costumi. Possiamo e dobbiamo chiedergli una disponibilità ad amare la nostra cultura ma abbiamo il dovere di rispettarlo come persona e anche di rispettare la cultura di cui lui è portatore.
Altrimenti rischiamo di cadere in un multiculturalismo rovesciato che permane tuttavia sempre all’interno del relativismo etico. Considero cioè l’altro come irrimediabilmente inferiore e lo discrimino. L’identità cristiana dell’Europa è, proprio perché cristiana, una identità aperta capace di affermare i propri valori ma anche al tempo stesso di rispettare quelli degli altri. Se i cristiani non sapranno affermare questa identità dell’Europa allora è probabile che finisca con l’affermarsene un’altra, dai contorni incerti e minacciosi.

Rocco Buttiglione