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Omosessualità, lotta all'omofobia, difesa della famiglia tradizionale.
La politica alla ricerca di un difficile equilibrio

E' in corso in tutto il mondo una campagna per una maggiore accettazione sociale dell'omosessualità. Due perni di questa campagna sono la richiesta di leggi contro l'omofobia e la richiesta del matrimonio gay.

La legge contro l'omofobia

Il problema esiste. Esiste una subcultura della violenza che sottopone gli omosessuali a provocazioni verbali e anche ad aggressioni fisiche. Talvolta dietro questa aggressività anti-gay c'è il sospetto angoscioso di essere portatori di tendenze omosessuali. L' aggressività scaricata sull'altro mira in qualche modo a rassicurare se stessi sulla propria identità sessuale. Il problema è particolarmente acuto negli anni della adolescenza, quando un(a) giovane deve fare i conti con la scoperta di pulsioni omosessuali e con la possibile costituzione di una personalità omosessuale. Il bullismo omosessuale in questa fase può generare situazioni di angoscia insopportabile. Di qui l'esigenza di creare un clima di maggiore tolleranza e più ampia accettazione sociale per gli omosessuali.

Diremo quindi sì a nuove leggi contro l'omofobia?

Non è così semplice. Tutte le aggressioni contro gli omosessuali sono già punite come aggressioni contro esseri umani dal Codice Penale vigente. Introdurremo una aggravante specifica nel caso in cui questi reati vengano commessi contro omosessuali? O costruiremo una nuova fattispecie di reato che unifichi i comportamenti anti-gay? E' quello che vogliono molti che fanno riferimento al principio dell'affirmative action ( azione affermativa). Azione affermativa significa che a gruppi sociali oggetto in passato di discriminazioni o emarginazione si attribuiscono come risarcimento diritti particolari, ulteriori rispetto a quelli della maggioranza dei cittadini. Il principio è stato largamente applicato negli Stati Uniti, soprattutto a favore della minoranza afroamericana.

Contro questa tesi si possono opporre alcune fondate obiezioni.

LLa prima è che in teoria siamo tutti convinti del fatto che la norma penale dovrebbe essere l' ultima trincea della difesa del diritto. Poi, nella realtà, ogni qual volta il legislatore vuole dare alla pubblica opinione l'impressione di prendere sul serio un fenomeno sociale negativo formula una nuova norma penale. Non sarebbe meglio interrogarsi sulle ragioni per cui la norma esistente non funziona, sensibilizzare gli uffici competenti, migliorare la capacità investigativa sul bullismo anti gay , intensificare il controllo del territorio nelle aree più frequentate dalla comunità omosessuale etc...? I risultati probabilmente sarebbero migliori e si eviterebbe una ulteriore dilatazione del diritto penale.

La seconda è che il principio della azione affermativa è largamente contestato nel Paese che lo ha inventato. Si inizia con il privilegiare una minoranza etnica. Poi altre minoranze etniche chiederanno un privilegio analogo. Più tardi la stessa domanda arriverà da gruppi sociali che si identificano su di una base non etnica. Alla fine ci sarà la rivolta della maggioranza che adesso si sente lei discriminata.

La terza è che la nostra Costituzione, come tutte le costituzioni moderne, afferma il principio di eguaglianza. Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge. Nel Medio Evo esisteva il diritto "personale" o particolare. Ogni gruppo sociale aveva il suo diritto: un diritto per i nobili ed uno per i borghesi e un altro ancora per i servi. Un diritto per i germani ed uno per i latini, uno per gli uomini ed uno per le donne. La azione affermativa fa in modo che alcuni cittadini siano più eguali di altri e questo è incostituzionale. Si potrebbe però obiettare che essere ingiuriati, aggrediti, picchiati per il semplice fatto di essere omosessuali è cosa più grave che esserlo per una lite che nasce su di una qualche base plausibile, per esempio a causa di una provocazione. Anche a questa obiezione esiste, però, una risposta. Il Codice Penale contiene già una aggravante per aggressioni condotte per motivi "abietti o futili" . Essa si applica certamente alle aggressioni motivate da omofobia ma anche ad altre aggressioni non tipizzate ma egualmente immotivate.

Immaginiamo adesso per un attimo di accettare il principio della azione affermativa e domandiamoci: è corretta la assimilazione fra gli afroamericani e gli omosessuali? Sembra di no. Essere afroamericani è un dato naturale. Non si può censurare o non essere d' accordo con il fatto di essere afroamericani. Essere afroamericani non è una scelta.

La omosessualità è uno stile di vita che viene scelto più o meno liberamente ed è quindi passibile di giudizio etico che può essere positivo o anche negativo. La Chiesa Cattolica (e anche altre chiese cristiane ed altre religioni) danno un giudizio negativo sull'omosessualità. Non ci interessa adesso investigare se questo giudizio sia giustificato o no. Il problema qui è sapere se un giudizio etico negativo sulla omosessualità possa (debba) essere punito dalla legge. Si pone qui il problema di sapere dove finisca la difesa dei diritti degli omosessuali e dove cominci la repressione del diritto alla libertà di opinione. La Chiesa Cattolica, naturalmente, non incita alla violenza contro gli omosessuali, chiede ai suoi fedeli un atteggiamento di comprensione e di amore verso le persone ma è ferma nella sua condanna dell'omosessualità.

Alcuni hanno contestato la definizione dell'omosessualità come stile di via e hanno cercato di configurarla come una predisposizione biologica irresistibile. L'istinto sessuale umano avrebbe due forme naturalmente date: quella omosessuale e quella eterosessuale. Negli anni passati la stampa ha annunciato con molta enfasi la scoperta di un cromosoma dell'omosessualità. Ricerche scientifiche successive non hanno confermato tale scoperta ma questa notizia non è stata data dalla stampa con eguale clamore e molti sono rimasti convinti della tesi della origine biologica dell'omosessualità. Altri studi scientifici, ancora non definitivi (però più seri) identificano delle analogie fra alcuni aspetti del cervello di alcuni omosessuali ed alcuni aspetti del cervello femminile. Anche se ricevesse una conferma questa tesi non sarebbe comunque convincente, per lo meno non nel senso di dare una causa unilateralmente biologica all'omosessualità. Benchè sia assai diffuso lo stereotipo della femminilità degli omosessuali è lungi dal coprire la totalità dei comportamenti omosessuali. Si pensi, per esempio, allo stereotipo dell'omosessualità come eccesso di virilità che si impone all'uomo dello stesso sesso costringendolo a un ruolo femminile. Troviamo questo stereotipo nella cultura classica romana che apprezza l'omosessualità "attiva" e disprezza quella "passiva". Lo troviamo anche nella cultura omosessuale contemporanea. Per quello che ne sappiamo l'omosessualità dipende dall'intrecciarsi di diversi fattori: Predisposizione biologica, condizionamento ambientale e scelta personale, in misura variabile in ogni singola storia personale. Per questo il giudizio morale negativo sulla omosessualità come stile di vita non si trasferisce automaticamente sul singolo omosessuale al quale l'omosessualità (per l'intrecciarsi del dato biologico, di quello culturale e delle sue stesse scelte precedenti) può presentarsi come un destino irresistibile. La Chiesa Cattolica pensa che l'omosessualità sia un peccato ma che da questo non discenda automaticamente che ogni omosessuale sia un peccatore. Perchè ci sia un peccato personale è necessario che ci sia un atto gravemente sbagliato ma anche la coscienza del fatto che esso è sbagliato e la libertà della persona nello sceglierlo. E' probabile che in tantissimi casi non vi sia nè la convinzione di fare qualcosa di male nè la libertà di scelta davanti ad una situazione emozionale consolidata che si impone con la forza di un destino irresistibile. Ricordiamo questi principi elementari di teologia morale perchè nel dibattito pubblico si attribuisce in genere alla Chiesa Cattolica da parte dei suoi avversari (e qualche volta anche da parte dei suoi sostenitori) una posizione che non è la sua. Papa Francesco ci ricorda che condannare uno stile di vita non significa condannare tutti quelli che lo praticano ( e che, dal punto di vista cattolico, di esso sono prigionieri). E' possibile qualificare ogni critica morale all'omosessualità come incitamento all'odio o come omofobia?

Una legge anti omofobia è possibile ma difficile da formulare e da gestire. Può essere desiderabile per dare agli omosessuali un segno di comprensione ed accettazione sociale ma deve fare i conti con i pericoli connessi con la violazione del principio di eguaglianza e con quelli della violazione della libertà di pensiero e di religione.

Il matrimonio gay

Gli attivisti della comunità gay sostengono che gli omosessuali hanno diritto al matrimonio sulla base del principio di eguaglianza. Gli eterosessuali hanno diritto a vedere confermate le loro relazioni affettive e sessuali dalla sanzione dello stato attraverso l'istituto del matrimonio. Perchè ai gay viene negato lo stesso diritto? Pare che l'unico motivo possa essere il disprezzo e l'odio verso i gay. E' sulla base di questo argomento che le corti dell' 8. e 9. Distretto Federale di California hanno annullato il risultato del referendum con cui il 61% degli elettori californiani hanno bocciato i matrimonio gay. Convincente? Non del tutto. Vediamo perchè.

Il problema riguarda prima di tutto la natura del matrimonio. Che cosa è il matrimonio? Se il matrimonio fosse semplicemente una relazione erotica ed affettiva non ci sarebbe problema. In realtà il matrimonio è qualcosa di più e di diverso. E' una relazione affettiva ed erotica orientata alla fondazione di una comunità familiare in cui dei bambini nascono e vengono educati ed accompagnati fino alla età adulta e delle persone anziane vengono accudite ed accompagnate fino ad una morte dignitosa. Questa definizione è contenuta in qualche modo nella etimologia stessa della parola. La parola italiana viene dal latino "matrimonium". Secondo una etimologia comunemente accettata si tratta del matris munus ( il compito della madre). In realtà "munus" è compito ma è anche dono ed abbraccia l' insieme delle condizioni che rendono possibile l'adempimento del compito. Il maschio rimane accanto alla madre e la aiuta nell'adempimento del compito. E' da questa centralità del bambino che deriva il complesso insieme di diritti e di doveri che articolano la famiglia fondata sul matrimonio che è la famiglia riconosciuta dalla Costituzione Italiana.

Il matrimonio e la famiglia fondata su di esso hanno dunque una funzione pubblica e lo Stato ha un interesse a che si formino famiglie e nascano bambini e questi bambini vengano educati fino a diventare membri attivi e responsabili della comunità civile e politica. E' "naturale" il matrimonio? Si e no. Esiste certo una predisposizione biologica alla unione dei sessi e all'accudimento della prole. Questa predisposizione biologica è rafforzata dal contesto culturale e dalle prime fondamentali esperienze di vita.

Se dobbiamo credere a Sigmund Freud ( e a Giovan Battista. Vico, i cui studi sulla genesi della società umana corrono paralleli, in un certo senso, a quelli di Freud sulla genesi della personalità individuale) il bambino è una fondamentale domanda di piacere e di approvazione che si plasmerà lentamente nella relazione con la madre e con il padre. In questa relazione il bambino impara ad avere fiducia in se stesso e nelle proprie capacità ma impara anche a controllare le proprie pulsioni, a essere responsabile verso gli altri ed a fare il proprio dovere. Nel medesimo processo, quando esso funziona correttamente il bambino adotta anche il proprio ruolo sessuale e la capacità di riprodurre il modello di relazioni che ha sperimentato creando una nuova famiglia. Questo modello, ci spiega Freud, esercita una forte pressione sugli istinti per incanalarli ed usare la loro energia per costruire la società e la cultura. Ad esso siamo però debitori di ciò che chiamiamo civiltà.

Nel secolo XX una parte dei compiti propri della famiglia è stato assunto dallo stato sociale. Attraverso il sistema pensionistico ed il sistema sanitario nazionale lo Stato si è preso cura, in larga parte, della popolazione anziana. L'esperimento non ha funzionato molto bene. Una volta si mettevano al mondo dei figli ed anche si facevano sacrifici per salvare l'unità della famiglia perchè si sapeva che nella vecchiaia il proprio destino sarebbe stato nelle mani dei propri figli. Venuta meno questa motivazione è diminuito anche il numero dei nuovi nati. Poichè però le pensioni ( ed il sistema sanitario) si pagano sempre con i contributi dei giovani in età lavorativa, alla diminuzione del numero dei giovani corrisponde la insufficienza dei contributi ad assicurare a tutti una vecchiaia dignitosa. La necessità di pagare contributi previdenziali molto alti riduce la possibilità dei giovani di trovare un lavoro e tuttavia, per quanto alti, questi contributi non sono sufficienti a garantire agli anziani un modesto benessere. Una conseguenza ulteriore è la crisi fiscale dello stato. Sembra che la via di uscita dalla difficoltà sia solo una: politiche robuste di sostegno alla famiglia per indurla ad avere più bambini ed una riforma dello stato sociale che veda l'intervento dello stato come sussidiario alla rete di solidarietà delle famiglie e del sistema delle famiglie che deve essere incentivata e rafforzata. Le politiche sociali che stanno facendo fallimento in tutto il mondo sono quelle che hanno disconosciuto il ruolo sociale della famiglia e la hanno ricacciata nel privato riducendola ad essere, appunto, solo una relazione erotica ed affettiva fra due persone.

Parallelo al problema della cura per gli anziani corre il problema della generazione e della educazione dei figli. Alla fine degli anni '60 e negli anni '70, al tempo della rivoluzione sessuale, era forte la convinzione che la cura dei figli potesse tranquillamente essere socializzata o dallo stato o da nuove forme di convivenza ( le comuni). L'esperienza si è incaricata di smentire quella speranza. La famiglia è stata sconsacrata, è stata indebolita ma non è stata sostituita nella sua funzione educativa.

E' chiaro che se la generazione e la alleanza intergenerazionale fra padri (nonni) figli (padri) e nipoti (figli) appartiene al nocciolo del matrimonio e della famiglia è difficile sostenere che gli omosessuali abbiano diritto al matrimonio. O meglio: essi hanno certamente diritto a sposare una persona dell' altro sesso per generare con essa dei figli (Platone, che certo non era omofobo, li consiglia esplicitamente a farlo, proprio in forza della funzione sociale della famiglia), non hanno diritto di pretendere che lo stato chiami matrimonio le unioni fra persone dello stesso sesso che non svolgono la funzione sociale di matrimonio. Sarebbe una falsità. Se anche lo si facesse nascerebbe subito un problema: quale forma giuridica offre lo stato ad un uomo e ad una donna che si uniscono con lo scopo non solo di coltivare una relazione sessuale ed affettiva ma anche di generare dei figli e costituire una famiglia? Gli istituti giuridici sono determinati dalla finalità che perseguono, non è possibile perseguire con il medesimo istituto giuridico due finalità diverse. In realtà la questione è stata posta alla pubblica opinione in una forma capovolta. Il problema non è il matrimonio dei gay, il problema è di preservare il diritto al matrimonio di coloro che vogliono costituire una famiglia. In altre parole il matrimonio "tradizionale" ha una finalità non semplicemente privata ma pubblica e proprio per questo ha diritto, come saviamente ricorda la Costituzione italiana, ad una tutela pubblica. Altre relazioni affettive ed erotiche hanno finalità private e rimangono in linea di principio nella sfera del privato.

Facciamo un esempio che ci aiuta a comprendere anche meglio questo problema.

Dove c'è una famiglia gran parte del reddito disponibile viene speso nel sostentamento e nella educazione dei figli. Uno dei genitori ( per lo più la madre ma talvolta anche il padre o più o meno equilibratamente tutti e due) sacrifica almeno una parte della propria carriera per avere cura dei figli. E' giusto che politiche di sostegno aiutino la famiglia, visto che i bambini, una volta cresciuti, con le loro tasse ed i loro contributi pagheranno pensioni ed assistenza sanitaria anche per quelli che non hanno voluto avere figli ed hanno quindi goduto di un reddito disponibile molto più alto. E' evidente come questa tipologia sia assai differente da quella di una coppia gay in cui ambedue possono tranquillamente fare la propria carriera.

Alle argomentazioni addotte è possibile fare le obiezioni seguenti: sulla loro base non bisognerebbe permettere il matrimonio a chi non è in grado di generare dei figli. In tutti gli ordinamenti, però, le coppie sterili sono ammesse al matrimonio. Inoltre è possibile diventare genitori anche attraverso l' adozione. Molte coppie gay sono disponibili ad adottare dei bambini. Nel nostro tempo, infine, è possibile anche la generazione per mezzo della inseminazione eterologa, dell' utero in affitto e, domani, magari sarà anche possibile la clonazione di esseri umani a fini riproduttivi. A tutti questi mezzi di procreazione i gay possono accedere su di un piede di parità con gli eterosessuali.

Sul primo punto bisogna osservare che la legge regola ciò che accade in generale ( ut plerumque accidit). Un uomo ed una donna che hanno accettato la vocazione alla fertilità ed interiorizzato i corrispettivi ruoli sessuali possono scoprire di non essere in grado di avere figli. Sarebbe giusto interdire loro il matrimonio? Rimane loro aperta la via dell'adozione. E' diverso il caso di una coppia omosessuale che vede esclusa fin dall'inizio la procreazione dal proprio orizzonte esistenziale. E' interessante osservare, inoltre, che qui forse il ragionamento è condizionato dalla tradizione cristiana che tende a considerare il matrimonio sacramento comunque indissolubile. Ancora nel Medio Evo l'infertilità è considerata causa sufficiente di annullamento del vincolo.

Sul secondo punto si deve osservare che il complesso e delicato processo della educazione sembra richiedere (come già abbiamo spiegato facendo riferimento a Freud) la presenza di un riferimento maschile e di un riferimento femminile. E' forte questa esigenza anche nella adozione. Il bambino ha bisogno di un padre e di una madre, non di due padri o di due madri. Questo non vuol dire stigmatizzare coloro che sono stati allevati ed educati da coppie gay. Essi possono certo fare una perfetta riuscita nella vita. La domanda che dobbiamo farci è, piuttosto : "abbiamo il diritto di aggiungere un peso ulteriore ad un bambino che già deve affrontare il percorso comunque accidentato ed impervio della adozione?

Sul terzo punto dobbiamo domandarci se tutto quello che è tecnicamente possibile sia eticamente giustificabile e debba essere permesso dalla legge. La nostra cultura ha legato fra loro l'esperienza dell'innamoramento e dell'amore romantico con quella del matrimonio e della generazione dei figli legando in questo processo il padre con la madre. Ha poi valorizzato le esperienze della gravidanza e del parto rafforzando il legame del figlio con la madre. Vogliamo adesso sostituire al bambino generato da un atto di amore, che vive per nove mesi nel cuore della madre cullato dal suo battito un bambino fabbricato in provetta che cresce sotto il cuore di una donna che presta il suo utero per denaro? Chi può dire quali mutamenti questo può apportare al processo delicatissimo della formazione della identità personale? E chi può dire che effetto questo avrà sul rapporto dei sessi fra di loro? Ci fermiamo qui con questa linea argomentativa perchè essa va ad investire questioni ancora molto più radicali del matrimonio gay ed sulle quali è necessario decidere con il massimo della ponderatezza. Ci poniamo tanti problemi nel permettere l'utilizzo nei nostri campi del mais fabbricato in provetta e dovremmo accettare senza porci nessun problema che in provetta si possano fabbricare i bambini?

Il problema della accettazione sociale degli omosessuali

Quanti sono i gay? Per un'indagine recente dell'Istat risulta il 2,4 % della popolazione. Pochi? Molti? Difficile dire. Molto dipende da cosa vuol dire essere gay. Basta un rapporto omosessuale nella vita? O basta un pensiero? Basta, al contrario, un rapporto eterosessuale per non essere più gay? E' sufficiente un'autocertificazione? E se uno che si sente etero a 20 anni si dichiara gay a 40 o viceversa? Come abbiamo visto l'identità sessuale è mobile e può cambiare sotto la pressione dell' ambiente e delle scelte della persona. In parte la si subisce, in parte la si sceglie. Forse ( anzi certamente) è sbagliato pensare in termini di omo ed etero quasi fossero due razze umane differenti.

Ancora più difficile è dire quanti siano gli omosessuali effettivamente rappresentati dai gruppi di attivisti omosessuali e quanti omosessuali si riconoscano nelle loro rivendicazioni. Facciamo un esempio. Se in Italia ci sono circa un milione di omosessuali (come dice l'Istat) e se la percentuale di omosessuali fosse all'incirca la stessa nei due paesi, in Belgio ci dovrebbero essere almeno duecentomila omosessuali. Nei primi due anni e mezzo successivi alla legge che consente il matrimonio omosessuale, tuttavia, ci sono stati solo 2442 matrimoni. L'immensa maggioranza degli omosessuali ha mostrato di non avere un grande interesse pratico a questo diritto. Si potrebbe obiettare che i diritti sono diritti, a prescindere dal fatto che pochi o molti intendano farne uso. Si potrebbe però osservare che, se la grande maggioranza degli omosessuali non ne fanno uso, forse la forma matrimoniale non è quella che più corrisponde alle esigenze strutturali di una convivenza omosessuale. Non stiamo forse creando un matrimonio monstre che non corrisponde nè alle esigenze degli eterosessuali nè a quelle degli omosessuali?

Se questo è vero (come sembra che sia) allora perchè questa insistenza sulla domanda del matrimonio gay?. Questa domanda è relativamente recente. Fino a qualche anno fa la comunità gay non chiedeva il matrimonio gay. Se mai era contro il matrimonio in generale ed a favore del sesso libero. Una certa coreografia del gay pride ricorda ancora questa ispirazione originaria. Il cambiamento è avvenuto insieme con il diffondersi dell'Hiv. Nonostante la insistenza ossessiva sull'uso del preservativo molti si sono resi conto che la difesa migliore contro il contagio è la coppia chiusa retta da un impegno reciproco di fedeltà, e questo vale per gli etero come per gli omo. Di qui il tentativo di introdurre il matrimonio in ambito gay. Su questo si inserisce una preoccupazione di riconoscimento ci eguaglianza: siamo eguali e quindi abbiamo diritto al matrimonio. E' un tentativo di negare la differenza invece di fare i conti con essa. E' difficile però costruire la accettazione sociale degli omosessuali sul rifiuto di fare i conti con la differenza. Gli uomini sono tutti eguali in dignità ma diversi nelle loro attitudini e nei loro comportamenti. Il principio di eguaglianza non ci chiede di fare finta che tutti siano eguali ma ci chiede di trattare in modo eguale situazioni eguali ed modo diverso situazioni diverse.

Dobbiamo adesso domandarci che cosa voglia dire migliorare il livello di accettazione sociale degli omosessuali. Certamente significa combattere le violenze contro gli omosessuali, le ingiurie, le persecuzioni e le discriminazioni. Fin qui l'accordo è generale. Ma significa anche favorire la diffusione di stili di vita omosessuali? Esporre sistematicamente i giovani a proposte di adozione di stili di vita omosessuali? Nell'età in cui un giovane decide della propria appartenenza sessuale è omofobia incoraggiare una scelta eterosessuale? Tutti i modelli hanno lo stesso valore?

Incontriamo ,qui, due problemi. Il primo riguarda il diritto della famiglia all'educazione. Educazione è prima di tutto trasmissione di valori e modelli di comportamento (ivi inclusi i ruoli sessuali). La famiglia ha il diritto di proporre prioritariamente il proprio modello e anche i propri ruoli sessuali. Esiste un insieme di valori importanti connessi con la mascolinità e la femminilità che la famiglia ha il diritto di proporre. Essi si trasmettono per contatto e per imitazione dei propri genitori. Proporre non significa imporre. Per mille diverse ragioni questo processo può fallire ed in tal caso bisognerà prenderne atto. La famiglia ha però un diritto prioritario di fare la propria proposta. Oggi una pedagogia "alternativa" vorrebbe un'educazione in cui la famiglia non proponesse i propri valori e i propri ruoli sessuali con il pretesto di rispettare in tal modo la libertà del bambino. La libertà si determina però davanti ad una proposta ed alla famiglia questa pedagogia "alternativa" ( quella, per intenderci, che non vuole che si parli di mamma e papà ma piuttosto di genitore 1 ed di genitore 2) vuole vietare il diritto di fare la propria proposta.

Si sono molto combattuti (giustamente) gli stereotipi sessuali rigidi di una certa tradizione maschilista. Adesso però si arriva a considerare come stereotipo anche la mascolinità e la femminilità, la maternità e la paternità. Questi non sono stereotipi ma fondamentali valori positivi. Attraverso di essi si impara l'essere per l'altro, il dono come legge fondamentale della vita, l'appartenenza nell'amore come regola della libertà e della autorealizzazione umana. Insegnare il valore della maternità, aiutare le bambine a diventare donne accogliendo la maternità come un destino positivo, preparare i bambini al valore della paternità. Tutto questo è una componente essenziale della cultura, ne costituisce in un certo senso l' essenza. Tutto questo nasce dalla elaborazione culturale del desiderio naturale del bambino di diventare come il padre e della bambina di diventare come la madre. Certo, questi valori e questi ruoli hanno bisogno continuamente di essere riscoperti e riattualizzati. Se essi andassero smarriti, però, per la cultura umana questo costituirebbe un netto regresso.

Il secondo aspetto che va considerato riguarda non la famiglia ma la società e lo stato. La società e lo stato hanno un interesse naturale a preservare e diffondere una cultura della genitorialità eterosessuale, una cultura della famiglia, per le ragioni che già abbiamo spiegato. Se la cultura omosessuale diventasse prevalente la società morirebbe.

Una grande importanza nella questione omosessuale ha l'effetto di dimostrazione. Al di là del contenuto giusto o sbagliato dei singoli provvedimenti c'è una battaglia culturale in corso per ampliare lo spazio degli stili di vita omosessuali. Lo Stato ha il dovere di proteggere i cittadini omosessuali da prevaricazioni e persecuzioni. Esso, però, non ha titolo per promuovere lo stile di vita omosessuale ed ha, anzi, il dovere costituzionale di promuovere la famiglia.

Trovare il giusto equilibrio che preservi tutti i valori in gioco non è facile. Questo è però il compito della politica. Contrastare l'omofobia senza venire meno al principio della eguaglianza di tutti i cittadini e senza limitare la libertà di pensiero, tutelare le relazioni erotiche ed affettive non orientate alla generazione senza minare la posizione della famiglia, favorire la accettazione degli omosessuali nella società senza promuovere indebitamente lo stile di vita omosessuale.

Rocco Buttiglione

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