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IL TERZO SETTORE NELL'ITALIA CHE DEVE CAMBIARE

La situazione economica sfavorevole, la questione ambientale, l'emergenza sociale, la crisi delle istituzioni democratiche stanno producendo effetti pesanti per il nostro Paese. Aumenta la popolazione in disagio e in povertà, cresce un diffuso senso di insicurezza, avanza la crisi culturale, dei valori condivisi, del senso della comunità. Tutto questo con un forte rischio di rottura del patto sociale. Ci sembra necessario intraprendere la strada di un cambiamento verso un modello più sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale, che sia ispirato a una più equa distribuzione delle risorse e ad una maggiore coesione fra le diverse componenti sociali, al rispetto della legalità democratica e alla valorizzazione della partecipazione civica. Un modello che rimetta al centro i diritti umani e la giustizia sociale, i beni comuni, il lavoro, il welfare, l'ambiente. Per portare avanti un tale cambiamento è necessario il coinvolgimento di tanti e diversi attori sociali: istituzioni, partiti, organizzazioni sociali che, nel rispetto dei loro diversi ruoli, devono fare la propria parte in uno sforzo collettivo. Il terzo settore è uno di questi attori e può offrire un contributo decisivo per la costruzione di un modello sostenibile e alternativo a quello attuale che non sta funzionando. Questo grazie alla sua vocazione civica e solidaristica, alla capacità di coinvolgere le persone creando tra loro legami sociali, leggere i bisogni e costruire risposte concrete attraverso l'autorganizzazione delle persone. Volontariato, associazionismo, cooperazione sociale sono un argine alla frammentazione sociale e un motore di partecipazione, laboratorio dell'innovazione del welfare, volano di nuovo sviluppo economico e di stabile occupazione, cantiere di nuova cittadinanza democratica. Una ricchezza da valorizzare e investire al servizio di tutto il Paese.


Là Agenzia per il Terzo Settore, ex Agenzia per le Onlus, fu abolita dal Governo Monti due anni fa, il 2 marzo del 2012 e le sue competenze furono affidate, per gli anni a seguire al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La motivazione ufficiale fu quella di contenere la spesa pubblica e così, per risparmiare' si è cancellato uno strumento di promozione, ma anche di vigilanza e controllo, fondamentale per il terzo settore. Il Forum Nazionale del Terzo Settore ha espresso da subito la sua contrarietà a questa decisione presa dal Governo. L'Agenzia per il Terzo settore, seppur ente di emanazione governativa, ha svolto un importante ruolo di terzietà tra le organizzazioni non profit e le istituzioni, ruolo che le ha permesso di essere autorevole strumento di controllo, trasparenza e promozione del terzo settore in modo autonomo e non immediatamente legato all'azione di governo. La sua soppressione, per risparmi di fatto del tutto inconsistenti e il non riconoscerne la multiformità delle iniziative e il ruolo fondamentale di leva per la crescita del Paese, è stata una scelta miope. Oggi, dopo due anni, la chiusura dell'Agenzia, e il passaggio delle sue competenze al ministero ha portato sicuramente una penalizzazione per le associazioni e per il principio di sussidiarietà, nonostante, senza dubbio, alcune attività siano state svolte. La sua chiusura ha lasciato un vuoto nel rapporto tra una Autorithy competente e il variegato mondo dell'associazionismo. L'Agenzia aveva una grande capacità di interloquire con tutte le componenti del non profit, mentre oggi, quello che manca maggiormente, è la possibilità di un confronto vero e proprio e la legittimazione del nostro mondo.


Pietro Barbieri, Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore

 

 

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