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L'uso etico del denaro

Il desiderio dell'uomo di un uso del denaro per un maggior bene comune ha radici antichissime. Con un fondamento nelle grandi religioni monoteiste che condannano l'usura (il Deuteronomio nell'Antico Testamento) e il prestito che richiede in cambio una remunerazione per il denaro prestato (il divieto di Riba nel Corano). Le grandi tradizioni religiose nel momento in cui elaborano queste riflessioni si trovano ancora di fronte ad una società pre-capitalista nella quale il prestatore di villaggio applica spesso tassi d'usura non svolgendo una vera e propria attività economica meritevole di remunerazione come quella delle moderne banche che rappresentano un nodo nevralgico delle moderne economie di mercato.

Pretendere oggi che una banca presti senza interesse sarebbe come chiedere al panettiere di vendere il pane al prezzo della farina. Non riconoscendo il lavoro prezioso che la banca svolge (o che dovrebbe svolgere) e che consiste nel destinare il denaro raccolto agli impieghi più redditizi e verso il finanziamento di progetti dinvestimento destinati a creare ulteriore valore economico. Tra le funzioni invisibili ma fondamentali della banca ci sono quelle di ripartire il rischio tra pi soggetti e nellarco del tempo, di trasformare le caratteristiche delle attivit finanziarie e di assumersi il rischio di tenere in portafoglio attivit illiquide (i prestiti non immediatamente esigibili) a fronte di passivit illiquide (i depositi immediatamente esigibili). Tutte attivit importanti che richiedono tempo e devono essere remunerate.

Al centro del rapporto tra etica e finanza troviamo nel medioevo la nascita dei monti di pegno e delle prime banche e, in tempi pi recenti, la nascita delle banche di credito cooperativo e delle banche popolari e Raffeisen. Queste banche si propongono di favorire laccesso al credito di una platea pi vasta di imprese e famiglie trovando modalit nuove per risolvere il problema della mancanza di garanzie reali o di ricchezza liquida e cercando di superare i limiti del famoso detto per il quale le banche prestano soldi soltanto a chi gi li ha. La storia ci insegna che lenergia necessaria per avviare lo stato nascente di gran parte delle banche attuali proviene da motivazioni profondamente ideali (si pensi alla Compagnia San Paolo e alla nascita delle Casse di Risparmio) e, come in un ciclo di vita dellistituzione bancaria, tale motivazione ideale progressivamente cede il passo al pragmatismo della realtà degli affari.

La linfa della finanza e della banca etica viene recentemente rinnovata da microcredito, banche etiche e fondi etici. Con il microcredito la tradizione di intermediari finanziari che cercano modi per finanziare soggetti sprovvisti di garanzie reali (i non bancabili) vive un profondo rinnovamento partendo proprio dai paesi del sud del mondo. L'esperienza della Grameen è solo l'esempio più noto di moltissimi intermediari finanziari dei paesi poveri ed emergenti che risolvono i tradizionali problemi generati dalle asimmetrie informative tra banca e cliente (selezione avversa dei prestatari, rischio morale e fallimento strategico) attraverso modalità nuove come quelle del prestito di gruppo a responsabilità congiunta, del prestito progressivo o del collaterale nozionale. Il tentativo di trapiantare il microcredito in Italia copiandolo senza modifiche dal modello del sud del mondo va incontro ad alcuni inconvenienti. La materia prima dellattività di microfinanza (individui poveri con spirito imprenditoriale e progetti produttivi redditizi) è ben più abbondante in quei paesi che da noi.

In Italia e in Europa la microfinanza si diffonde per tentativi ed errori in mille piccoli rivoli che si strutturano quasi sempre in un modello a tre pilastri: una banca formalmente erogatrice del credito, un'organizzazione terza a cui il lavoro di selezione dei potenziali beneficiari (che avrebbe costi non coperti dai ricavi se svolto direttamente dal personale bancario) delegato, e un fondo di garanzia che riduce il rischio a cui partecipano in proporzione da definire la banca erogatrice ed associazioni o amministrazioni locali interessate allo sviluppo delliniziativa. Lulteriore sviluppo del microcredito in Italia appare di recente ulteriormente favorito dalla nuova legislazione che consente per prestiti al di sotto di una certa soglia alle stesse associazioni ed enti non bancari promotrici dellniziativa di erogare il credito.

Gli eventi a mio avviso pi interessanti occorsi in tempi pi recenti nel rapporto tra etica e finanza sono senzaltro quelli della nascita delle banche etiche e dei fondi etici. Lesperienza di Banca Etica in Italia, e quelle per certi versi simili anche se non sovrapponibili delle banche dei valori che insieme a Banca Etica fanno parte della Global Alliance for Banking on Values rappresentano un impulso nuovo e fondamentale. Con Banca Etica nasce una banca che non ha la finalit di massimizzare il profitto ma piuttosto quella di dare il maggior contributo possibile al bene comune orientando la raccolta verso il finanziamento di progetti che devono passare non solo il vaglio della redditivit e sostenibilit economica ma anche quello della sostenibilità sociale ed ambientale.

In questo modo Banca Etica di fatto vota con il proprio portafoglio crediti per quelle iniziative d'investimento che più contribuiscono al bene comune. Nel mio lavoro di presidente del comitato etico della banca ho individuato 23 differenze significative tra Banca Etica e le banche tradizionali che costituiscono il vantaggio etico competitivo e che rappresentano un benchmark di riferimento importante per tutti gli intermediari finanziari che vogliano percorrere il sentiero del rapporto tra etica e finanza. Tra le 23 differenze la governance democratica e partecipativa e i fondi etici partecipati dalla banca.

L'ingresso sul mercato di un pioniere come Banca Etica e il consenso da essa ricevuto dai cittadini che votano col portafoglio per una banca più attenta ai valori della sostenibilità sociale ed ambientale ha avuto il pregio di produrre effetti di imitazione nel resto del sistema. Un'esperienza molto interessante e rilevante da questo punto di vista è stata la nascita di Banca Prossima e la diffusione di emissioni obbligazionarie etiche da parte di altri intermediari finanziari tradizionali sul mercato.

La storia dei fondi d'investimento etici è anch'essa molto importante e promettente. L'idea del cittadino che vota con il proprio portafoglio premiando le aziende all'avanguardia nella responsabilità sociale ed ambientale è stata assunta proprio dai fondi etici che, a loro volta, con i risparmi affidatigli dai cittadini, votano con il loro portafoglio investendo tali risparmi nelle aziende quotate che superano soglie significative di responsabilità sociale ed ambientale. I dati più recenti indicano che i fondi etici rappresentano ormai in Europa una quota tra il 30 e il 40 per cento del totale del risparmio gestito. Un dato assolutamente rilevante e significativo che si spiega col fatto che il risparmiatore che vota col portafoglio per un fondo etico non deve aspettarsi un significativo costo aggiuntivo rispetto alla scelta di un fondo d'investimento tradizionale vista la sostanziale non differenza di rendimenti aggiustati per il rischio tra i due tipi di fondi.

La storia futura ci dirà se l'aspirazione naturale dell'uomo a realizzare in tutte le dimensioni della propria vita (tanto più in quella costitutiva del lavoro) le proprie aspirazioni ideali e a soddisfare le proprie motivazioni intrinseche potrà essere sempre pi soddisfatta dalla costruzione di istituzioni e di intermediari bancari sempre pi in grado di realizzare tali motivazioni profonde. Dipender da noi e da come sapremo, da consumatori, risparmiatori, elettori e cittadini premiare lo sforzo di cambiamento e la capacità delle istituzioni finanziarie di coniugare etica e valore economico.


di Leonardo Becchetti. Economista, professore ordinario di Economia politica presso lUniversità di Roma Tor Vergata

(Questo testo è stato originariamente pubblicato su Benecomune.net)

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