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LA QUESTIONE IMMIGRAZIONE TRA VALORI E POLITICHE CONCRETE

 

 

Premessa morale

1.Sulla immigrazione dobbiamo avere una posizione realista e morale. Non possiamo dire: lasciamoli affogare nel Mediterraneo” e non possiamo nemmeno dire “lasciamoli venire tutti da noi” .2. Una politica responsabile deve chiedere al nostro popolo di essere generoso ma non può pretendere troppo se non vuole provocare una reazione xenofoba e razzista che è suscitata da fenomeni migratori troppo estesi e rapidi.

3.I profughi, quelli che fuggono davanti alla guerra ed alla persecuzione, non possono essere “rimandati a casa loro” . Sarebbe consegnarli ai loro carnefici. Devono essere accolti ed integrati fra noi. Essi sono come l’uomo ferito ed abbandonato sulla via di Gerico di cui si occupò il buon samaritano. Se non hanno casa dobbiamo condividere con loro la nostra casa.

4.Gli immigrati illegali per ragioni economiche una casa la hanno ed a quella casa abbiamo il diritto di rimandarli. Noi siamo tenuti ad amare tutti gli esseri umani su questa terra ma esiste un ordine in questo amore. Siamo responsabili prima per il nostro popolo, poi per gli altri popoli europei, poi per quelli che ci sono più vicini e poi per tutti gli altri.

5.Non chiudiamo gli occhi davanti alle situazioni di povertà dalle quali cercano di fuggire gli immigrati economici. In questi casi è però giusto il principio: “aiutiamoli a casa loro” . Li aiutiamo in modo più efficace e ne aiutiamo un numero di molto più grande se chiamiamo i loro governi a lavorare con noi per lo sviluppo dei loro paesi, secondo il principio di sussidiarietà

 

Proposte per una politica realista

1. Difendere il soccorso in mare. Non possiamo lasciare affogare la gente nel Mediterraneo.

2. Gli accordi di Lublino vanno rivisti. Abbiamo bisogno di un diritto di asilo europeo, con criteri comuni per la concessione dello status di rifugiato e della protezione umanitaria. e di una sorveglianza dei confini europea. È un caso evidente in cui c’è bisogno di più Europa. L’Italia sta difendendo un confine europeo e lo fa quasi completamente a spese proprie mentre altri paesi godono di questa protezione senza sopportare nessun costo. I rifugiati ai quali si riconosce il diritto di asilo devono potersi muovere liberamente su tutto il territorio europeo. I costi relativi devono essere ripartiti equamente fra tutti gli stati membri dell’Unione.

3. Non dobbiamo nasconderci dietro un dito. Il problema vero non sono i rifugiati che, nella accezione più larga, non superano il 20% degli arrivi (includendo anche gli aventi diritto alla protezione umanitaria). Il vero problema sono gli immigrati illegali per motivi economici. Questi devono essere rimpatriati. Anche se gli accordi attuali per la redistribuzione dei rifugiati funzionassero ( ed è chiaro che non funzionano) allevierebbero solo di poco la situazione. Nessuno è disponibile a prendersi i nostri immigrati illegali.

4. Due sono i problemi per i rimpatri: la collaborazione con i paesi di provenienza e di transito dei flussi e l’atteggiamento della Magistratura.

4.1 Dobbiamo chiudere accordi con i paesi di provenienza che devono aiutare nella identificazione degli immigrati illegali e devono essere disponibili a riprenderseli. Dobbiamo chiudere accordi con i paesi di transito che devono essere disponibili a riprendersi gli immigrati che hanno illegalmente attraversato il confine verso di noi. Per ottenere la collaborazione di questi paesi dobbiamo essere disponibili ad offrire canali di immigrazione legale in misura proporzionale alla domanda del nostro mercato del lavoro e aiuti economici per la creazione di posti di lavoro in loco in misura pari o superiore al numero dei rimpatriati. Il costo per la creazione di un posto di lavoro produttivo in quei paesi è probabilmente pari a quello del mantenimento di un illegale per un anno in uno dei nostri centri di accoglienza. Questo faciliterebbe i rimpatri volontari con accompagnamento. Il rimpatriato potrebbe venire accompagnato fino al reinserimento in patria con un posto di lavoro.

4.2 Dobbiamo aprire un serio confronto con la Magistratura per mettere a punto misure di espulsione rapide ed efficaci per chi non accetti il rimpatrio volontario. Il reato di immigrazione. clandestina è inutile o controproducente. Le commissioni per l’esame delle domande di concessione dell’asilo funzionano abbastanza bene e rispondono in tempi ragionevoli. La maggior parte dei richiedenti che non hanno diritto all’ asilo si eclissa durante i tempi del ricorso alla Magistratura contro decisioni delle commissioni. Sono questi tempi che vanno drasticamente ridotti. Minniti ha fatto approvare un provvedimento che va nella giusta direzione anche se probabilmente è troppo debole. Andrebbe monitorato il suo funzionamento per apportare le opportune integrazioni. Non possiamo nasconderci il fatto che una parte della Magistratura è ideologicamente convinta che chiunque arriva in Italia abbia il diritto comunque di restarci e questo è l’ostacolo maggiore.

5. Queste politiche possono essere perseguite su base nazionale. È però evidente il vantaggio comparato di politiche europee in materia sulla base del principio di sussidiarietà. La politica della immigrazione dovrebbe essere integrata in una comune politica europea di vicinato.

5.1 Bisogna lavorare alla stabilizzazione della Libia e concludere con essa un accordo globale di sviluppo comprendente:

a. Il controllo del confine a sud attraverso il quale passano i flussi.

b. La adesione della Libia alla Convenzione di Ginevra per la protezione dei rifugiati

c. La possibilità di scortare verso un porto libico le navi di (presunti) rifugiati provenienti dalla Libia

d. Un accordo di sviluppo per la crescita della economia libica inquadrato in un più generale accordo per la creazione di una area di sviluppo condiviso nell’Africa e nel Mediterraneo.

5.2 L’Africa è l’area di massima crescita demografica del mondo. Tale crescita sta rallentando ed è destinata a fermarsi fra alcuni decenni. Nel frattempo è necessaria una iniziativa straordinaria per sostenere la creazione di posti di lavoro se si vogliono evitare tensioni sociali devastanti. È in questione la pace nel mondo, nel Mediterraneo ed in Europa.

5.2.1 L’Africa sotto il Sahara ( dove é addensata la gran parte della crescita demografica) ha scelto nei decenni passati il cristianesimo ed è l’ostacolo principale alla espansione mondiale dell’integralismo islamico.

5.2.2 L’Africa dispone di straordinarie risorse naturali, i livelli di istruzione della popolazione in età lavorativa stanno migliorando rapidamente ed abbiamo alcuni esempi straordinariamente positivi di decollo economico, sostenuti da classi dirigenti sufficientemente competenti ed oneste. Lo sviluppo è possibile.

5.2.3. Un grande piano europeo di sostegno allo sviluppo dell’Africa sarebbe un atto di intelligente generosità, simile a quello che è stato il piano Marshall per l’Europa. L’Europa che cresceva economicamente è stata il grande mercato che ha sostenuto la prosperità americana negli anni ‘50 e ‘60 e poi fino al presente. Lo stesso ruolo potrebbe avere l’Africa per l’Europa nei prossimi decenni.

5.2.4 Solo una iniziativa di questa portata affronterebbe in modo veramente radicale il problema delle migrazioni e darebbe un contenuto forte allo slogan “aiutiamoli a casa loro”.

5.2.5 La Chiesa Cattolica è un attore primario dello sviluppo dell’Africa sub/sahariana prima di tutto nei campi della istruzione, della sanità e della assistenza. Un grande piano europeo per l’Africa dovrebbe vedere in essa un interlocutore essenziale.

 

di Rocco Buttiglione, titolare della cattedra di Filosofia e Storia delle Istituzioni Europee presso la Pontificia Università Lateranense

 

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