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Come la valorizzazione della persona porta sviluppo

La Fondazione AVSI è una Organizzazione Non Governativa, Onlus, nata nel 1972 e riconosciuta al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite.
La sua missione è promuovere la dignità della persona attraverso attività di cooperazione allo sviluppo con particolare attenzione all’educazione, nel solco della Dottrina Sociale Cattolica.
È operativa in oltre 30 Paesi di Africa, America Latina, Caraibi, Medio Oriente, Est Europa e Asia, in alcune delle maggiori crisi mondiali, con un centinaio di progetti e oltre 1.000 persone coinvolte.
Essere Ong oggi significa affrontare bisogni specifici sul terreno, ma con un occhio attento alle sfide globali: povertà, conflitti, nuovi bisogni come la povertà energetica, i cambiamenti climatici, la sostenibilità ambientale.
Lo sviluppo è infatti al centro dell’agenda mondiale, tanto più ora che il mondo sta lavorando all’agenda post-2015, che sarà varata nel corso dei prossimi mesi.
Per questo, anche AVSI ha avviato una profonda riflessione su quanto appreso dall’esperienza di oltre 40 anni di lavoro nelle aree più povere del mondo.
Cosa significa affrontare la povertà? Quali sono le leve su cui agire per mettere in moto i processi di sviluppo? AVSI ha identificato alcuni punti chiave, a partire dalla propria esperienza.

Centralità della persona

Nell’esperienza di AVSI, la parola sviluppo richiama anzitutto alla persona e alla sua dignità.
La persona é il centro di ogni azione, la sua dignità e il suo sviluppo umano sono la finalità ultima di ogni tipo di intervento. Un certo sguardo sulla persona determina la modalità con cui si affronta la denutrizione, la scuola, la formazione professionale.
Recentemente, Papa Francesco ha usato l’espressione “dignità trascendente”, sottolineando che la persona non è una monade ma relazione.
“Lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla maturazione della mentalità e dei costumi. E’ l’uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica”. Giovanni Paolo II- Redemptoris Missio (n. 58 – 59).
Chi vive in condizioni di povertà non può realizzare i propri talenti, in quanto dedica tutte le proprie risorse ai bisogni primari e alla sopravvivenza. E’ la persona che vive in condizioni non degne del suo essere creatura unica e irripetibile. E’ la persona che non riesce ad affrontare la realtà con metodo, con uno sguardo che superi l’orizzonte della “vita alla giornata”, con una sensibilità che, a partire dalla realtà, recuperi la dimensione del significato. L’uscita dalla condizione di povertà dipende, evidentemente, da una serie di fattori esterni e interni alla persona.
Essenziale è la percezione che la persona ha del proprio bisogno. Se la povertà è “tutto”, la persona perde così la dimensione del significato, della dignità, dell’etica, del rispetto, e identifica se stesso con il bisogno immediato.
Se una compagnia sostiene in questa situazione, la persona può riscoprire il valore di sé e andare oltre il bisogno immediato, diventare soggetto che può affrontare le difficoltà proprie, della propria famiglia e della propria comunità.
I progetti di AVSI, di qualsiasi tipo, sono così occasione per riscoprire la dignità trascendente e rimettere in moto la persona come soggetto dello sviluppo.
Per questo, gli interventi di sviluppo hanno per AVSI una valenza “educativa”. “L’educazione non può limitarsi a fornire un insieme di conoscenze tecniche, bensì deve favorire il più complesso processo di crescita della persona umana nella sua totalità. I giovani di oggi chiedono di poter avere una formazione adeguata e completa per guardare al futuro con speranza, piuttosto che con disillusione.” (Papa Francesco, novembre 2014) 

Partire dal positivo

Ogni persona, ogni comunità, per quanto carente, rappresenta una ricchezza e ha un patrimonio. Questo principio di metodo tende a valorizzare e rafforzare ciò che le persone hanno costruito, la loro storia, le relazioni esistenti, cioè quel tessuto sociale e quell’insieme di esperienze che costituiscono il loro patrimonio di vita. E’ un punto operativo fondamentale, che nasce da un approccio positivo alla realtà che fa capire alla persona il suo proprio valore, la sua dignità; e nel contempo l’aiuta ad una responsabilità.
Partire dal positivo non significa non individuare i problemi esistenti in una comunitá o non studiarne la vulnerabilitá, poiché sarebbe una lettura parziale della realtá, ma significa piuttosto analizzare, insieme alla vulnerabilitá, quando esistono, le risorse presenti messe in gioco dalla comunitá, per poi cercare di fortificarle e rafforzarle.

Fare con

Un progetto “calato dall’alto” è violento perché non partecipato oppure inefficace in quanto solo assistenziale. La modalità con cui AVSI propone il progetto e lo attua è quella di fare assieme alle persone, cioè partire dal rapporto con la gente cui il progetto è rivolto e costruire sulla base dei passi che maturano con loro.

Sussidiarietà

Fare progetti di sviluppo significa favorire la capacità associativa, riconoscere e valorizzare il costituirsi dei corpi intermedi e di un tessuto sociale ricco di partecipazione e corresponsabilità.

Partnership

Le azioni di AVSI sono sempre svolte in cooperazione con tutti i soggetti che vi possono essere coinvolti. In particolare istituzioni pubbliche dei Paesi, e autorità locali e settore privato, che sempre più attento e partecipe al processo dello sviluppo sostenibile, è un alleato fondamentale per stabilizzare processi di sviluppo.


Giampaolo Silvestri

Segretario Generale Fondazione AVSI

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