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L'ECONOMIA CIVILE E L'IMPRESA FONDATA SULLA PERSONA

Ci occupiamo di economia civile da molti anni. Un nostro ampio saggio dedicato a questo tema è stato pubblicato nel 2004, in una fase caratterizzata da crescita ed entusiasmo per la nuova economia finanziaria che andava promettendo benessere diffuso e inclusivo. In verità, già allora denunciavamo i limiti seri di una visione di mercato e di una concezione dell'impresa fondate sull'individuo e non sulla persona, sulla ricerca compulsiva della ricchezza e non della felicità pubblica, dimenticando e distruggendo beni economici fondamentali come i beni relazionali, i beni comuni e i beni di gratuità. La crisi scoppiata nel 2007-2008 ha solamente rafforzato la nostra diagnosi della malattia di un certo sistema economico capitalistico tutto centrato sulla ricerca della rendita e ha confermato, una volta di più, che l'antica tradizione classica dell'economia civile è ancora capace di futuro per l'Europa e per tutti. Questi ultimi dieci anni non hanno solo mostrato la grave crisi del capitalismo finanziario fondato sui debiti (privati negli Stati Uniti, pubblici nell'Europa mediterranea). Sono stati anche un periodo importante per l'Economia civile. La crisi è anche questa eterogenesi dei fini ha creato le precondizioni culturali idonee per comprendere la rilevanza economica, sociale ed etica di una visione dell'economia e della finanza diversa e sostenibile. L'Economia civile è una tradizione di pensiero che, per salvare l'economia di mercato, la richiama alla sua vocazione antica e originaria di essere alleata del bene comune; di rappresentare un luogo di libertà, di socialità e di espressione delle capabilities e delle vocazioni delle persone, in particolare della vocazione lavorativa. Da questa grave crisi, molto più profonda della sola dimensione economica, non usciremo eliminando (posto che qualcuno fosse capace di farlo) finanza e mercati, ma solo con una finanza e con mercati civili e civilizzanti. Occorre infatti ricordare una delle lezioni della tradizione dell'Economia civile: i mercati reali, a differenza di quelli descritti in gran parte dei libri di testo, non sono dai luoghi eticamente neutrali perchè o sono civili o sono incivili, tertium non datur. Se la finanza e i mercati non creano valore e valori, se non creano lavoro, se non rispettano e si prendono cura dell'ambiente, sono semplicemente incivili: distruggono l'economia e le civiltà, come continuiamo a vedere anche in questa epoca di crisi. L'economia di mercato sopravvivr a questa crisi solo se sarà capace di andare oltre questo capitalismo individualistico-finanziario, verso un'economia civile e civilizzante. In questo ultimo decennio sono aumentati gli attori dell'Economia civile. Essa, giova qui ricordarlo, ha due principali significati e accezioni. L'Economia civile, che possiamo scrivere con la iniziale maiuscola, una tradizione di pensiero e una prospettiva di studio sulleconomia, che legge lintera economia in un modo diverso da come la legg la tradizione del capitalismo anglosassone, ancora dominante. Questa prima accezione non ha direttamente a che fare con il terzo settore, tantomeno con il non profit (concetto ed espressione, nati, non a caso, negli Stati Uniti, e che non colgono la specificità dell'Economia civile). Questa Economia civile parla a tutta l'economia e alla società, offre un criterio di giudizio e di azione per le scelte del governo e per quelle delle multinazionali, per quelle dei consumatori (il consumo critico e responsabile), e per quelle dei risparmiatori socialmente responsabili. C'è poi l'economia civile con l'iniziale minuscola, che può anche essere usata come sinonimo (sebbene senza coincidere totalmente con esse) di espressioni quali economia sociale, privato sociale, economia a movente ideale, economia solidale, economia popolare, e altre ancora.

Questo testo è tratto dalla premessa del libro "L'economia civile" (Edizioni Il Mulino) di Luigino Bruni (insegna Economia politica nell'Università Lumsa di Roma) e Stefano Zamagni (insegna Economia politica nell'Università di Bologna e nella Johns Hopkins University)

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