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Perchè il divorzio breve non difende la famiglia

Quando vuole il Parlamento sa essere veloce. Lo dimostra l'accelerazione che ha portato la Camera all'approvazione del disegno di legge che introduce il cosiddetto "divorzio breve". Migliaia sono i provvedimenti di legge sparsi nelle varie commissioni parlamentari, tra Camera e Senato, ma arrivare al dibattito in aula e al voto, è una impresa per pochi.

Il taglio dei tempi del divorzio, evidentemente considerata una vera e propria emergenza nazionale, ce l'ha fatta. Il testo unificato della Commissione Giustizia per abbreviare i termini per proporre la domanda di divorzio è stato così approvato giovedì 29 maggio con 381 voti favorevoli, 30 contrari e 14 gli astenuti (gli altri circa duecento deputati hanno preferito non partecipare al voto). Va riconosciuto il merito del gruppo "Per l'Italia" che, compatto, ha votato contro il provvedimento e dei deputati che hanno saputo andare contro la disciplina di partito. Ascoltiamone alcuni: Alessandro Pagano "presto e subito è possibile farlo quando sei solo con la tua vita, ma quando c'è un frutto della tua vita coniugale, i figli, hai il dovere di stare attento a quello che avviene dopo"; Eugenia Roccella "questo è un provvedimento ideologico, una legge per indebolire il matrimonio, perchè un matrimonio che può sciogliersi in sei mesi non è certamente il matrimonio previsto dalla nostra Costituzione"; Raffaele Calabrò "in un momento di grande crisi noi non stiamo facendo nulla per rinforzare l'istituto familiare, e stiamo facendo di tutto per sfasciarlo"; Luca Squeri ha spiegato perchè ha votato contro: "a cena, i miei figli, mi hanno detto: "Papà, la società è così già talmente sfilacciata che indebolire ancora di più il matrimonio sarebbe peggio""; Emanuele Prataviera "Noi dovremmo essere qui a confrontarci su proposte di legge a favore della famiglia e non a norme che facilitano invece lo scioglimento della famiglia".

Chi ha votato con tanto entusiasmo e anche chi ha preferito non votare ha però dimenticato che il taglio dei termini per proporre la domanda di divorzio dopo la - sempre dolorosa - separazione tra i coniugi, non può essere l'unica soluzione. Sarebbe molto più importante invece per lo Stato proteggere il valore pubblico della stabilità coniugale e tutelare i soggetti che dallo scioglimento del matrimonio hanno più da perdere. Ma di questo nel testo non c'è traccia.

Durante tutta la discussione delle proposte di legge quasi mai è stato sollevato il problema di come aiutare le famiglie prima che intervenga una crisi coniugale. Non ci si è mai posti il dubbio che andasse fatto qualcosa di più che un taglio dei tempi: servizi di assistenza alla famiglia nella fase iniziale della crisi, come ad esempio la valorizzazione del ruolo dei consultori familiari o dei servizi alla coppia, centri di ascolto o di mutuo aiuto, valorizzazione delle associazioni di famiglie, servizi di mediazione familiare, interventi di "crisis management", che prevengano la rottura della relazione di coppia.

Bisogna poi dare atto ai promotori di questa legge di aver trovato uno slogan efficace: ambiguo, ma fortunato: l'espressione "divorzio breve" fa infatti pensare all'accorciamento dei tempi burocratici, alla diminuzione delle parcelle degli avvocati, ad una deburocratizzazione che tutti condividono. Ma in effetti il punto non è la durata, non lo è mai stato, nelle nostre critiche: abbiamo sempre chiesto, invece, di "riempire il tempo" di aiuto, di accompagnamento, di prossimità, alle coppie in crisi, alle coppie in via di separazione, e soprattutto ai genitori che attraversano questi percorsi, per aiutarli a proteggere i bambini.

Perchè non aiutare le famiglie a confrontarsi e a trovare soluzioni condivise e soprattutto volte a tutelare e proteggere la prole, oltre che i propri interessi individuali? Siamo fermamente convinti che in ogni crisi sia necessario - e possibile - costruire uno spazio mentale e relazionale per superarla, attraverso il confronto tra i coniugi, e che questo spazio possa essere adeguatamente riempito da servizi relazionali, di mediazione familiare, da proposte di soluzione che prevedano un esplicito piano educativo e "gestionale" per i figli, condiviso tra i coniugi e costruito insieme a operatori specializzati, e da servizi che si occupino della famiglia nel suo insieme.

Confidiamo quindi che nel passaggio al Senato non ci si limiti a ratificare le norme, ma si intervenga per promuovere e proteggere, indipendentemente da ordini di schieramento, un valore dichiarato dallo Stato fondamentale per l'intera società: la famiglia.

Francesco Belletti

presidente del Forum delle associazioni familiari

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