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Il 18 ottobre si è tenuto il convegno "L'Europa nel messaggio di Giovanni Paolo II", un evento organizzato dalla Pontificia Università Lateranense e dalla fondazione Fede e Scienza che ha visto la partecipazione di S.E. Mons. Enrico dal Covolo (Rettore Magnifico Università Lateranense), Rocco Buttiglione (titolare della cattedra di Filosofia e Storia delle Istituzioni Europee), Giorgio Napolitano (Presidente emerito della Repubblica).
Qui di seguito l'intervento del professor Rocco Buttiglione

NARCISIMO ED EGOISMO

Il vero miracolo laico di Giovanni Paolo II fu il modo in cui il comunismo cadde

 

Molti legano il nome di Giovanni Paolo II alla caduta del comunismo e alla riunificazione dell'Europa. Questo è certamente giusto ma rischia di essere inteso in un modo sbagliato. Certo, il comunismo è caduto davanti a una grande testimonianza intellettuale, morale e religiosa il cui oggettivo punto di riferimento, di ispirazione e di guida era Giovanni Paolo II. Sarebbe, però, sbagliato porre l'accento sulla caduta del comunismo piuttosto che sulla testimonianza davanti alla quale il comunismo è caduto. Il comunismo forse sarebbe caduto lo stesso, anche senza Giovanni Paolo II. Il vero miracolo laico e storico del Papa fu il modo in cui il comunismo cadde: senza sangue. Vi erano tutte le condizioni perchè il crollo del comunismo scatenasse odi e rancori, in parte recenti ed in parte secolari, tali da provocare in tutto l'arco che va dal mar Baltico al mar Adriatico una guerra civile di dimensioni e proporzioni simili a quella che ha travolto la ex Jugoslavia. Giovanni Paolo II, con la sua predicazione e il suo esempio, ha incanalato le energie dei popoli verso il perdono, la riconciliazione, la pace, la ricostruzione materiale e morale.

Ricordiamo in questa occasione anche un altro grande europeo, Helmut Kohl. Fu lui a sviluppare (o a tentare di sviluppare) un progetto politico che corrispondesse, almeno parzialmente, all'ispirazione spirituale di Giovanni Paolo II. Abbiamo così avuto la riunificazione della Germania. Abbiamo avuto l'euro, che non è una moneta ma la garanzia che la Germania mai più cercherà un suo cammino particolare contro l'Europa. Abbiamo avuto l'allargamento dell'Unione Europea che ha consentito ai paesi dell'Europa centrale di imboccare il cammino dello sviluppo economico nella pace.

Dopo molte vittorie, però, quel progetto culturale e politico è stato sconfitto e ha dovuto subire una penosa battuta d'arresto. Volevamo i valori cristiani nella Costituzione Europea e non abbiamo avuto nè i valori cristiani nè la Costituzione. Volevamo la riunificazione dell'Europa e abbiamo avuto solo l'allargamento. Non è la stessa cosa. Riunificazione dell'Europa significava che i paesi dell'Europa Centrale ed Orientale avrebbero dovuto rientrare nella comunità dei popoli europei portando con se l'eredità dei grandi valori della nostra cultura europea riscoperti nella lotta contro il totalitarismo: valori cristiani ma anche e inseparabilmente valori della tradizione classica greca e romana e quelli dell'illuminismo, del liberalismo e del socialismo che ne sono derivati. Valori, certo, in parte in conflitto e anche in lotta alla ricerca del giusto equilibrio fra loro. Proprio dalla loro "concordia discors" nasce la vitalità e lo slancio della nostra comune cultura europea. Il grande movimento, la grande rivoluzione pacifica dalla quale è nata la nuova Europa è stata sbrigativamente messa da parte. Non abbiamo avuto la riunificazione dell'Europa ma solo l'allargamento. Allargamento significa che la cultura consumistica ed il materialismo volgare dell'Occidente hanno inglobato i paesi ex comunisti. Non abbiamo bisogno di valori o di radici comuni per vivere insieme. Ci basta un vago umanitarismo e l'utile economico. Per vivere l'Unione non ha bisogno di altro.

Non solo i valori cristiani, ma i valori in generale, sono rimasti fuori dalla Costituzione. Invitata a dire cosa è e in che cosa crede l'Unione Europea non è stata capace di definire la propria identità. Il Trattato di Lisbona ha messo una toppa e ha dettato alcune regole di funzionamento, l'Europa, però, è rimasta senz'anima. Abbiamo una moneta comune ma non abbiamo una statualità comune e nemmeno regole per un esercizio comune della sovranità che la sostenga.

L'Unione somiglia oggi a un palazzo bellissimo: l'architettura è elegante, i saloni bellissimi, dalle pareti pendono quadri che sono capolavori dell'arte, tappezzerie e statue antiche adornano i corridoi. Tutto è perfetto. Ma manca il tetto e, quando piove, ci piove dentro e tutto va rapidamente in malora. Fuor di metafora: l'interesse basta a tenere insieme un corpo politico quando tutto va bene, quando ogni anno cresce la ricchezza e c'è n'è abbastanza per tutti. Quando è arrivato il tempo della difficoltà abbiamo capito di non avere voglia di fare sacrifici gli uni per gli altri e neppure per noi stessi. Un'Europa fondata sul narcisismo e sull'egoismo presentati come diritti ha scoperto di essere fragile ed in balia degli eventi. Avevamo bisogno di solidarietà ma non ne avevamo perchè avevamo disabituato e diseducato i popoli alla solidarietà.

Un'ondata di populismo si rivolge adesso contro questa Europa. Sono stato questa estate a Cirencester, all'undicesimo Vanenburg Meeting dove ho tenuto una delle due relazioni principali (l'altra la ha tenuta Roger Scruton). Ho capito una cosa: i britannici sanno benissimo che la Gran Bretagna da sola non è in grado di navigare nelle acque tempestose del secolo XXI ma non sentono questa Europa come una patria. Preferiscono allora tornare alla vecchia Inghilterra che non può offrire nè protezione nè difesa ma in cui almeno di ha l'impressione di vivere in qualcosa che somiglia ad una casa. Ma dobbiamo proprio scegliere fra un freddo impero burocratico e la calda illusione del ritorno ad un passato che è ormai trascorso per sempre?

La cattedra che abbiamo istituito presso la Pontificia Università Lateranense vuole lanciare un grido di allarme, risuscitare una speranza, indicare un cammino. È possibile, è necessario tornare al grande progetto che abbiamo lasciato incompiuto. Bisogna ritrovare un linguaggio che parli all'anima delle nazioni convincendole che l'Europa non nasce dalla loro dissoluzione e dal loro abbandono ma dal riconoscimento della origine comune ed è lo spazio in cui esse possono fiorire e proiettarsi verso il futuro. I populismi danno risposte sbagliate a problemi veri. Per superarli è necessario recuperare il senso dell'Europa come comunità di nazioni al servizio di ciascuna di esse e, in ultima istanza, al servizio della persona umana in ciascuno dei cittadini dell'Europa. Vogliamo costruire un ponte fra cultura e politica, ritrovare la forma e l'anima che da coerenza e vita alle istituzioni europee, ricostruire la logica del loro sviluppo ed aiutare a pensare il modo in cui possono e debbono essere proiettate verso il futuro. Abbiamo bisogno di riscoprire le ragioni della solidarietà ed insieme con esse le radici della unità dei popoli europei.

Giovanni Paolo II non è stato solo il Papa dell'Europa. È stato il Papa della Chiesa Universale. Lasciate che io oggi ricordi in modo particolare che è stato il Papa dell'America Latina. In America Latina non c'era il comunismo ma le dittature di sicurezza nazionale. Anche esse sono crollate senza sangue davanti ad un grande movimento per la difesa dei diritti dell'uomo in cui decisiva è stata la presenza dei cattolici e la guida spirituale di GIovanni Paolo II. Nel suo pellegrinaggio a Puebla, nei primi mesi del suo pontificato, Giovanni Paolo II disse che l'America Latina non aveva bisogno della rivoluzione comunista ma aveva bisogno di una rivoluzione della dignità dell'uomo e dei suoi diritti naturali, ispirata alla immagine cristiana della persona umana. Fra coloro che allora hanno iniziato questo cammino si è progressivamente affermata la guida di Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco.

 

Prof. Rocco Buttiglione,
cattedra di Filosofia e Storia delle Istituzioni Europee

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