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Accoglienza e integrazione, il Papa e la corretta via per gestire l'immigrazione.

L'unico che dice cose sensate sui rifugiati ed i migranti è il Papa. Il genio del cristianesimo è il realismo, egualmente lontano dal buonismo astratto di alcuni e dall'odio viscerale di altri. Abbiamo il dovere di accogliere i rifugiati, quelli che fuggono perchè se rimangono nel loro paese li ammazzano, come succede ai cristiani nello stato islamico. Non abbiamo il dovere di accogliere gli emigranti economici. Se esistono posti di lavoro liberi, se ci sono possibilità di integrazione ben vengano. Se però queste possibilità non ci sono, allora abbiamo il diritto di dire di no.

Un politico responsabile deve invitare il suo popolo ad essere generoso ma deve anche conoscere e rispettare i limiti della generosità del suo popolo. Se si pretende che il popolo dia più di quanto è disposto a dare il risultato inevitabile è che il popolo diventerà cattivo, xenofobo e razzista.

Quelli che il Papa ci si dica sono i principi di una politica della migrazione realistica ed umana. S.Agostino ci ammonisce che. "a semetipso incipit bene ordinata Caritas" (la carità bene ordinata comincia da se stessi). Abbiamo il dovere di avere cura prima di tutto dei nostri concittadini, dei poveri che sono in Italia. Spiace però che alcuni oppongano la cura per i nostri poveri a quella per i rifugiati. Non abbiamo un cuore abbastanza generoso per prenderci cura degli uni ed anche degli altri? Forse che c'è una contraddizione fra il soccorso ai terremotati italiani e l'impegno a non lasciare affogare in mare i disperati che arrivano dalle coste dell'Africa.? Certo, chi non è un rifugiato, chi non ha diritto di stare in Italia deve essere rimpatriato. Anche a chi viene rimpatriato si estende però il nostro dovere di solidarietà. Non possiamo permettere che tutti i poveri del mondo vengano da noi. Sommergerebbero la nostra economia e la nostra cultura. Possiamo e dobbiamo però aiutarli a casa loro. Dobbiamo chiedere la cooperazione dei loro governi per identificare e rimpatriare i clandestini e dobbiamo offrire in cambio cooperazione economica per creare posti di lavoro là in modo che la gente non sia più costretta ad emigrare. Dobbiamo realizzare così la libertà di non emigrare. Con quello che costa mantenere un emigrato per un anno in Italia è possibile creare un posto di lavoro produttivo nel paese di origine. Se, poi, quei paesi crescono, allora diventano nostri clienti,  comprano le nostre merci ed i nostri servizi ed aiutano a crescere la nostra economia. La generosità, in questo caso, è anche economicamente conveniente.

Quelli che, qui da noi, ripetono spesso lo slogan: "bisogna aiutarli a casa loro" non possono però protestare se il governo decide (come sta facendo, anche se in modo ancora insufficiente) di aumentare gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo. Aiutarli a casa loro costa e la spesa ha alla fine un effetto benefico anche per l'Italia.

Le parole del Papa offrono la base morale di una politica delle migrazioni sulla quale si potrebbe costruire un consenso nazionale al di là delle polemiche sterili fra buonisti e cattivisti che hanno riempito i giornali ed i notiziari televisivi e non hanno fatto avanzare di un solo passo la soluzione del problema. 

Professor Rocco Buttiglione

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